Evoluzione della stampella
La stampella: millenni di utilizzo, pochissima reinvenzione
Si potrebbe pensare che uno strumento così fondamentale sia stato ripensato cento volte.
In realtà, la stampella ha attraversato i secoli con pochissima vera reinvenzione.
Ed è proprio questo che rende così interessanti le sue evoluzioni moderne.
4 000–5 000 anni fa: prima dell’oggetto medico specializzato, c’era il bastone
Non esiste una data magica in cui “la stampella” sarebbe nata un martedì mattina.
Quello che abbiamo è un’evidenza antropologica: quando un essere umano non riusciva più a camminare normalmente, usava un bastone, un appoggio, un ramo, un sostegno.
In altre parole, la preistoria della stampella è probabilmente il bastone da cammino riutilizzato. Si può ragionevolmente dire che la funzione precede di molto l’oggetto specializzato. Il problema è che il legno lascia poche tracce, quindi l’archeologia qui è piuttosto avara.
L’idea è probabilmente molto antica; la prova materiale, invece, arriva più tardi.
Circa 3 500 anni fa: le prime tracce chiare nell’Antico Egitto

Egiziano che utilizza una stampella ad appoggio ascellare — lebbroso o persona colpita da poliovirus.
Le prime testimonianze solide dell’uso di stampelle provengono dall’Antico Egitto. Esistono riferimenti generali al loro impiego nell’antichità egizia e, soprattutto, una rappresentazione funeraria di una persona che usa una stampella, datata intorno al XV–XIV secolo a.C.

Stele egizia presumibilmente raffigurante una vittima del poliovirus o della lebbra, XVIII dinastia (1580–1350 a.C.).
A questo punto, quindi, la stampella esiste già non come idea vaga, ma come oggetto identificabile.
2 000 anni fa: antichità greco-romana, poi lunghi secoli di quasi immobilità
In seguito, ciò che colpisce non è tanto l’evoluzione, quanto l’assenza di evoluzione spettacolare. Durante l’antichità classica e poi il Medioevo, la stampella rimane essenzialmente una variante di un supporto in legno:
- un’asta,
- un appoggio sotto il braccio, al gomito o alla mano,
- a volte una lavorazione più curata,
- ma nessuna rottura concettuale importante.

Dettaglio di una miniatura di una figura allegorica con stampelle che incarna la Vecchiaia, Roman de la Rose (Harley 4425, fol. 10v), circa 1490–1500, Paesi Bassi meridionali (Bruges).
In altre parole, per secoli si affina l’artigianato, ma non si reinventa lo strumento.
La stampella attraversa la storia come un oggetto di semplicità quasi umiliante:
funziona abbastanza da sopravvivere, quindi non attira la stessa frenesia innovativa di armi, navi o macchine.
Questa continuità è ben riassunta dal fatto che la forma “classica” è ancora oggi riconoscibile.

Due stampelle classiche a forma di T, 1863 — John Burns di Gettysburg.
100–150 anni fa: ingresso nell’era industriale, ma senza rivoluzione
Con l’industrializzazione, la stampella smette progressivamente di essere soltanto un pezzo di falegnameria locale.
Si entra in una logica di produzione standardizzata.
Il vero cambiamento non è filosofico, ma industriale: materiali più uniformi, pezzi riproducibili, regolazioni più facili da ripetere. Ma la funzione resta la stessa.
La stampella non diventa improvvisamente un oggetto “intelligente”.
Diventa semplicemente costruita meglio.
1917: il primo vero riferimento moderno identificabile
Un punto di riferimento spesso citato nella storia moderna è il brevetto di Emile Schlick del 1917 per la prima stampella prodotta commercialmente. Qui si ha finalmente un segno netto di modernità:
la stampella passa dal mondo artigianale al mondo del prodotto progettato, brevettato, riproducibile.
Cronologia precisa della « canne Schlick »
- 1915: Émile Schlick, ingegnere civile a Nancy, progetta il suo prototipo di canna di sostegno per aiutare i soldati mutilati della Prima guerra mondiale.
- 1916: deposita ufficialmente le domande di brevetto, compresa la versione americana il 5 maggio 1916.
- 1917: il brevetto viene concesso e pubblicato (n. US1244249A), segnando l’inizio della commercializzazione su larga scala.
In quel periodo, la stampella non assomigliava ancora ai modelli leggeri in alluminio di oggi, ma presentava già le innovazioni della moderna stampella da avambraccio:

© Collezione privata — Manifesto americano che presenta una canna di tipo Schlick. La legenda specifica: « La béquille que nous voulons ».
- Il fusto: una canna diritta, spesso in legno o in metallo pieno, terminata da un puntale in gomma.
- L’impugnatura: una maniglia orizzontale posta a circa 20–25 cm dalla parte superiore della canna, che permette di scaricare il peso sulla mano.
- Il supporto dell’avambraccio: la grande innovazione. Si trattava di una forcella semicircolare, o di un bracciale inclinato, fissato alla sommità di un’asta obliqua per sostenere saldamente l’avambraccio e stabilizzare la marcia.
L’invenzione fu soprannominata « canna di sostegno ad appoggio dell’avambraccio » e rivoluzionò la vita quotidiana dei feriti, evitando i dolori nervosi causati dalle vecchie stampelle ascellari.
Metà del XX secolo: la stampella regolabile e la logica “standard”
Più tardi, A. R. Lofstrand Jr. sviluppa le stampelle regolabili in altezza, consolidando il modello moderno della stampella da avambraccio.
In Europa, questo tipo finirà per diventare dominante.
Anche qui si tratta di un progresso reale, ma non di una rivoluzione paragonabile a quelle viste in altri ambiti tecnici del XX secolo.
Si perfeziona la geometria, si razionalizza la fabbricazione, si aggiungono regolazioni.
La stampella avanza — ma a piccoli passi, quasi irritanti.
50 anni fa: alluminio, plastica, standardizzazione di massa

© Collezione privata. Manifesto americano che presenta una stampella di tipo Schlick. La didascalia recita: « La stampella che vogliamo ».
Se prendiamo come riferimento “50 anni fa”, quindi grosso modo gli anni Settanta, il quadro è quasi ironico:
- il mondo ha già la televisione a colori,
- l’informatica moderna è avviata,
- l’aeronautica ha cambiato scala,
- e la stampella, lei, assomiglia ancora furiosamente a… una stampella.
Certo, si vedono più alluminio, impugnature stampate, bracciali in plastica, serie industriali meglio standardizzate. Ma nella sostanza resta lo stesso gesto tecnico ancestrale: un supporto verticale che sostituisce una parte della funzione della gamba.
Oggi, nel XXI secolo: un oggetto millenario che è cambiato pochissimo
Oggi la stampella rimane un oggetto millenario che, nella sostanza, è mutato molto poco.
Le versioni recenti con molla, restituzione di energia o geometria più elaborata esistono, ma restano ancora marginali rispetto al modello classico.
Il dato storico è chiaro: si è perfezionata enormemente la fabbricazione, ma si è reinventata pochissimo l’esperienza reale del camminare con le stampelle.
2011: nasce la prima stampella ERGODYNAMIC con sistema brevettato di assorbimento degli urti
La constatazione storica è dura: abbiamo dedicato una creatività delirante alle tecnologie del comfort, del tempo libero o della distrazione, mentre uno strumento elementare come la stampella è stato a lungo trattato come un semplice bastone rifinito un po’ meglio.
Riferimenti ↷
- Hernigou P. Crutch art painting in the middle age as orthopaedic heritage. PMC, 2014.
- Liu X et al. Incidence and dynamics of mobility device use among… PMC, 2024.
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